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 Italia digitale? Al 25° posto su 28 paesi UE

Quanto è digitale l’Italia? Molto poco, se si guarda agli ultimi dati diffusi dalla Commissione europea. Basti pensare che nella classifica dei 28 Stati dell’Unione europea l’Italia è proprio agli ultimi posti: venticinquesima nel punteggio Desi (Indice dell’economia e della società digitali) che valuta lo stato di avanzamento verso un’economia e una società digitale. Solo in 59% degli utenti usa abitualmente internet e il 31% della popolazione non lo ha mai usato. Solo il 35% fa acquisti online e solo il 42% degli utenti della rete usa i servizi bancari online
Il quadro emerge dal nuovo indice dell’economia e della società digitali messo a punto dalla Commissione europea. “I dati dimostrano che all’interno dell’UE la digitalizzazione dei paesi non è uniforme e che i confini nazionali continuano a rappresentare un ostacolo a un vero e proprio mercato unico digitale”, dice Bruxelles. Per ogni paese viene tracciato un quadro della connettività (quanto è diffusa, rapida e accessibile la banda larga), delle competenze internet, dell’utilizzo delle attività online, dai notiziari agli acquisti, dello sviluppo delle principali tecnologie digitali (fatture elettroniche, servizi di cloud, commercio elettronico) e dei servizi pubblici digitali quali i servizi di amministrazione e sanità elettroniche. Cosa emerge? Il primo dato è la grande differenza di condizioni da paese a paese. In breve: “l’esperienza digitale dipende dal paese in cui si vive”.
In generale, la maggior parte dei cittadini europei usa internet regolarmente, ma con percentuali diverse: il 75% nel 2014 (il 72% nel 2013), con percentuali che variano dal 93% del Lussemburgo al 48% della Romania. Il 49% degli utenti di internet ha scaricato o usato giochi, immagini, film o musica. Le piccole e medie imprese però incontrano difficoltà nel commercio elettronico: solo il 15% delle PMI vende online e meno della metà di questa percentuale vende all’estero. Grandi differenze ci sono nei servizi pubblici digitali, che in alcuni paesi sono una realtà quotidiana, in altri sono quasi inesistenti.
Il 33% degli utenti europei di internet ha utilizzato formulari online per inviare informazioni alle autorità pubbliche, con percentuali che variano dal 69% della Danimarca al 6% della Romania. Il 26% dei medici di famiglia in Europa utilizza prescrizioni elettroniche che vengono trasferite ai farmacisti tramite internet, con percentuali che variano però dal 100% in Estonia allo 0% a Malta.
E l’Italia? Molto poco digitale: è in fondo alla classifica, in posizione venticinque sui 28 paesi dell’Ue. Come si legge nella scheda dedicata all’Italia, ci sono stati progressi in termini di ricorso alle tecnologie digitali da parte delle imprese, tuttavia un maggior numero di imprese italiane potrebbe trarre vantaggi dall’uso del commercio elettronico (solo il 5,1% delle PMI utilizza l’e-commerce, al quale è imputabile appena il 4,8% del fatturato complessivo delle imprese italiane).
L’Italia è in ritardo sulla connettività; stando ai dati relativi al dicembre 2013, solo il 21% delle famiglie ha accesso a una connessione internet veloce (il livello di copertura più basso dell’UE), solo il 51% delle famiglie ha un abbonamento a banda larga fissa (la percentuale più bassa dell’UE) e gli abbonamenti a banda larga superiore a 30 Mbps sono pari solo al 2,2%. Lo sviluppo dell’economia digitale, si legge nel rapporto, “sembra essere frenato dal basso livello di competenze digitali (solo il 59% degli utenti, una delle percentuali più basse dell’UE, usa abitualmente internet e il 31% della popolazione italiana non lo ha mai utilizzato) e dalla scarsa fiducia (solo il 42% degli utenti di internet utilizza i servizi bancari online e il 35% fa acquisti online)”. L’Italia si avvicina alla media europea nei servizi pubblici digitali, ma il ricorso all’e-Government è ancora basso sia perché i servizi pubblici online sono poco sviluppati, sia per le carenze di competenza digitale della popolazione.

Mestre, 3 marzo 2015